CRITICA D'ARTE

la critica di Elio Mercuri - Presentazione a catalogo

Mostra Personale 22 GIugno 1982

La pittura come affermazione nei confronti del mondo, nel suo essere natura e società, di una realtà etica, esito di una scelta civile e di una propria intensa sensibilità.

Spazio dell’uomo, di un suo sforzo di liberazione attraverso la critica di ciò che mortifica l’esistenza e la partecipazione appassionata a quanto è situazione e occasione di vita.

Fratticci, architetto, non casualmente nega nel suo lavoro di pittore la civiltà o la cultura metropolitana, se non per indicarne, nella diva del rotocalco per esempio la distorsione e la profonda alienazione, per spostare il suo sguardo in un mondo più semplice con lo stesso percorso che portò Verga dal sentimentalismo di Eros alla scoperta della tragedia vera dei Malavoglia; dalla finzione alla dura verità, a ciò che noi siamo abituati a definire realismo.

In modo più pertinente non si tratta di rappresentazione oggettiva, delle cose, sempre improbabile e irraggiungibile, quanto di viverle nell’intensità di un’emozione che trapassa in giudizio morale ed in idea; ma di capacità di aderire e rendere esplicita la levitazione dell’oggetto o della figura verso significati e valori simbolici, nel farsi la pittura specchio della zona di confine tra la dimensione di realtà e la dimensione dell’inconscio e della visione tramite al trapasso dall’evidenza dei sensi all’emergenza della memoria e del sogno.

Nella ricerca di Fratticci prende corpo e assume valore, il colore; questi colori decisi e squillanti, forti che occupano lo spazio del quadro più del disegno, fino a far quasi sparire quelle zone di tela che restano integre, a segnare la sospensione su cui tutto poggia, persino l’immagine più nitida e marcata, la trasgressione che incrina la trama compatta del reale e improvvisamente apre ad un’oscura sensazione di ansietà e di dubbio.

In questi falsi recuperi di pittura, più scaltre operazioni a freddo che immersioni nella zona preconscia del linguaggio e dell’espressività, ci pare significativa la ricerca di Fratticci, per la serietà e l’autenticità, per il suo sapere rivivere lezioni alte di pittura civile, recenti e più lontane, ma sempre con un suo taglio ed un suo piglio estremamente personali e originali: prova di un travaglio e di una meditazione, sui problemi della nostra realtà quotidiana, sulla sofferenza, sull’emarginazione, sulla perdita di senso delle cose e delle esperienze, e della volontà di ritrovare l’identità perduta, sulla certezza del mondo, nell’equilibrio tra corpo e mente, nella felicità che realizza il sogno e il desiderio, in vita e realtà del mondo.

"IL GLOBO" - 29 GIUGNO 1982

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"AVANTI" - 10 LUGLIO 1984

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"IL TEMPO" - 5 MARZO 1985

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"IL TEMPO" - 16 LUGLIO 1985

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"UNITA'"- 11 GENNAIO 1986

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La forma e l’essere- (Silvia Catone) 5 aprile 1987 da Cronaca

L’arte di Alessandro Fratticci non si può relegare nel mondo dell’inespresso o delle pure idee: è palpabile, graffiante, consapevole di sé, delle proprie possibilità espressive e della infinita gamma di letture che offre al fruitore, sia esso il critico più esigente, o l’uomo della strada. Ricca di pathos e di una sofferta ricerca interiore soddisfa, infatti, chi alla pittura chiede qualcosa che va ben oltre la scarna concettualità o il vuoto formalismo e, tuttavia, la tecnica impeccabile e il rigore stilistico ben rispondono alle esigenze di chi cerca nell’arte la perfezione di una assoluta bellezza.

 

Pittura completa e complessa, quindi, quella di Fratticci, sintesi profonda di un’intelligenza lucida ed analitica, di grandi capacità espressive, alle quali non sono estranei gli studi svolti e la professione di architetto, che hanno contribuito a renderlo artista avveduto e completo, affinandone, nel contempo, gusto e sensibilità.

I temi vanno dalle prime esperienze in chiave di realismo sociologico, alle ultime, di un realismo più sottile, di tipo psicologico e, comunque, incentrati sul tema della figura umana. E’ “l’Uomo”, che interessa Fratticci e quell’universo di sensazioni, di idee, di passioni, che si cela dietro le palpebre socchiuse, o dietro il guizzo improvviso e provocatorio dello sguardo di un giovane del nostro tempo. 

 

Quell’universo di sensazioni, idee e passioni che è la vita che Fratticci indaga con l’ansia ed il tormento dell’artefice, che libera la forma dalla materia. E più che dipinti, i quadri di Fratticci sembrano scolpiti, per le forme possenti, per i toni accesi, forti, insoliti, per gli sfondi indistinti, ariosi, monocromi, per quell’uomo “di pietra”, freddo e statuario compagno del protagonista di uno dei suoi quadri più suggestivi, che rappresenta plasticamente l’ambiguità che c’è al fondo di ogni natura umana, l’eterno dramma pirandelliano dell’ “uno e centomila”.

 

E poi la sua attenzione ai giovani, agli adolescenti, che coglie nei gesti della loro quotidianità, nell’impeto delle loro ideologie, nei piccoli conformismi, nella gioia di vivere e che Fratticci indaga con occhio critico, con affetto, non privo, al fondo, di una punta di malinconia.

"IL CENTRO" quotidiano dell'Abruzzo- 25 APRILE 1991

IL CENTRO quotidiano dell'Abruzzo 25 apr

"CORRIERE D'ABRUZZO" 3 MAGGIO 1991

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"LA CITTA" 18 MAGGIO 1991

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PRESENTAZIONE A CATALOGO MOSTRA 11 NOVEMBRE 2002

La pittura di Alessandro Fratticci, seguita nel suo percorso diacronico e nella sua evoluzione linguistica, segna un lento ma progressivo e significativo passaggio dal tonalismo cromatico al tonalismo geometrico.

Se non è difficile dare del tonalismo cromatico una rapida definizione, intendendosi per esso la costruzione volumetrica della figura che l’artista riesce ad ottenere dall’accostamento tonale dei colori, appare meno agevole dare l’indicazione dell’edizione in cui il geometrismo assurge a ruolo di comprimaria presenza.

C’è subito da dire che un geometrismo di base è sempre stato presente in tutta l’opera di Fratticci, ravvisabile in quel suo personalissimo invidiabile modulo che gli consente di dare, come il canone di Policleto, alle sue figure il pregio delle felici proporzioni.

Con il passare del tempo ed il maturare degli eventi, il geometrismo dell’Artista ha avuto anche la possibilità, per così dire, di uscire allo scoperto e con la sua nutrita teoria di linee rette e curve in successione o intersecazione tra di loro, ha avuto in un primo momento il compito di rafforzare secondo le leggi della geometria descrittiva la scansione volumetrico-tonale della figura, mentre in un secondo momento ha avuto l’audacia di conquistarsi un suo spazio nello spazio della tela con le sue architetture a volte semplici, a volte complesse, ma sempre suggestive e di vivida eleganza.

Naturalmente questa trasformazione o progressione che dir si voglia, non è stata senza peso nella Weltanshauung dell’Artista.

Nel tonalismo cromatico le figure di Fratticci rimangono sospese nel vuoto dello spazio, imprimendosi potentemente nel filone dell’esistenzialismo della solitudine di pura marca kirkegaardiana.

Nel tonalismo geometrico, la compresenza di un polo architettonico nella composizione, come altro da sé rispetto alla figura, ossia all’io narcisistico dell’Artista, sta a significare che le lande della solitudine si aprono verso le vie della solidarietà. Sia umile capanno o splendida reggia, l’architettura stende sulle spalle della figura dell’uomo il suo mantello protettivo.

Ezio Zaino

"SECOLO D'ITALIA" 4 APRILE 2004

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